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Evasione, i dati record dell’Italia, in fuga dal Fisco 111 miliardi l’anno.

Il giornalista Sergio Rizzo ci riporta i dati della relazione del sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio, uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, riciclaggio e affini.
L’evasione fiscale aumenta di anno in anno:
nel 2012 107,6 miliardi;
nel 2013 109,7 miliardi;
nel 2014 111,7 miliardi;
nel 2015 i dati non fanno presagire ad un cambio sostanziale di rotta.
La propensione ad evadere l’Irpef da parte del lavoro autonomo ha raggiunto nel 2014 un impressionante 59,4%.
Il 3,5% non viene versato;
Il 55,9% neppure dichiarato;
30 miliardi e 736 milioni evaporati ogni anno;
Parliamo dell’Iva, qualche giorno fa da Bruxelles è arrivata la brutta notizia che l’Italia è il Paese europeo che detiene il record dell’evasione dell’Iva.
Il differenziale fra l’Iva dovuta e quella effettivamente pagata è del 29,7%, altri 40,1 miliardi sfumati;
5 anni prima erano 37,4 i miliardi.
Colpa della crisi?
In Italia l’evasione dell’Iva rappresenta quasi il 25% di quella europea;
il 15,3% in Francia;
il 3,9% in Spagna, che dalla stessa crisi non sono state certo risparmiate.
Con i buchi sui redditi d’impresa, dell’Irap e dei contributi previdenziali, arriviamo appunto ai 111,7 miliardi sopra indicati, una cifra spaventosa.
Di questi, circa il 66,66% appartiene ai contribuenti fantasmi, cioè coloro che per il fisco nemmeno esistono. In media, 75,5 miliardi l’anno, pari al 15% di tutte le entrate tributarie.
Mentre in Italia si continua ad assolvere l’infedeltà fiscale considerandola come la legittima difesa contro uno Stato ingordo.
“L’evasione di chi paga il 50 per cento dei tributi non l’ho inventata io. È una verità che esiste. Un diritto naturale che è nel cuore degli uomini” sono le parole memorabili pronunciate da Silvio Berlusconi ai microfoni di Radio Anch’io il 18 febbraio 2004, ripetute prima, durante e dopo le sue permanenze a palazzo Chigi senza averla mai realmente combattuta e stanato gli evasori.
Sul fatto che in Italia l’imposizione fiscale sia per tutti troppo pesante è un dato reale certificato dalla Corte dei conti.
Su un’impresa di medie dimensioni grava un carico fiscale complessivo del 64,8%;
la media europea è del 40,6%, circa 24 punti in meno.
Non va meglio per il cuneo fiscale, con il 49%;
la media europea è del 39%, 10 punti in meno.
Statisticamente si aggira intorno al 43%, inferiore a quella di Danimarca, Francia, Belgio, Finlandia e Austria, ma sostenuta da una platea di contribuenti in proporzione più ridotta, con servizi offerti di qualità nettamente inferiore rispetto al costo sostenuto dai cittadini italiani.
Ma questo non giustifica la storica avversione degli italiani alle tasse, coccolata anche dalla politica, con l’utilizzo dei condoni.
80 dall’unità d’Italia ad oggi, il primo è del 118 dopo Cristo ad opera dell’imperatore di origini iberiche Adriano, che rinunciò a riscuotere le tasse ancora non pagate dai cittadini dell’impero nei 16 anni precedenti: 900 milioni di sesterzi.
Anche la rottamazione delle cartelle esattoriali, attuata dal quest’ultimo governo può rientrare in questa fattispecie.
Quanti erano gli italiani nel 2016 con pendenza fiscale nei confronti di Equitalia?
21 milioni, per il 54% dei quali l’importo non superava i 1000 euro;
Chi vuol pagare le tasse rateizzandole ha un interesse di dilazione del 4,50%;
Chi le imposte non le paga affatto del 3,50%, più basso dell’1%, dovuto al fatto che i tassi sono fissati da due leggi diverse, non rese mai coerenti, troppo fatica.
Siamo un Paese nel quale l’economia sommersa vale il 21,1% del prodotto interno lordo;
L’evasione fiscale incide per il 24% sul gettito potenziale;
Sono necessarie mediamente 269 ore l’anno per adempiere a tutti gli obblighi fiscali;
La media europea è di 173 ore, 96 ore in meno.
Il sistema di riscossione fa acqua da tutte le parti, dal 2000 al 2016 gli enti creditori hanno affidato a Equitalia 1.135 miliardi di euro da riscuotere, una cifra pari alla metà dell’attuale debito pubblico.
Si scende a 817 miliardi, una parte è stata annullata dagli stessi creditori e una piccola fetta riscossa negli anni;
147,4 dei quali riguardano soggetti falliti;
85 i morti;
95 i presunti nullatenenti;
348 posizioni di cui è impossibile recuperare;
26,2 sono oggetto di rateizzazioni;
32,7 non sono riscuotibili a causa di norme favorevoli ai debitori;
Nel 62% dei casi, grazie anche al contributo dei ricorsi tributari hanno visto soccombere nel 2016 il credito dell’amministrazione pubblica;
Sono quindi aggredibili 51,9 miliardi, con una previsione di concreto realizzo che si riduce a 29 miliardi, solo il 3,5% dei 817 miliardi di partenza.
Per concludere veniamo ai controlli, nel 2016 gli accertamenti dell’Agenzia delle entrate sono calati del 33,8%, passando da 301.996 a 199.990.
Gli introiti sono diminuiti del 17,2%, da 7,4 a 6,1 miliardi, a causa anche alla cosiddetta “voluntary disclosure”.
Dati da conciliare con i roboanti risultati dell’ultimo governo nella lotta all’evasione fiscale (20 miliardi per la Boschi).

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